Nei pronto soccorso si prepara ad andare in soffitta il codice colore per la classificazione delle urgenze. I quattro colori rosso (emergenza), giallo (urgenza ad accesso rapido), verde per l'urgenza differibile e bianco per le non urgenze saranno sostituiti da una scala di codici che va da uno (massima emergenza) a cinque. La novità è prevista in un documento posto dal ministero della Salute all'attenzione della conferenza delle Regioni. «Si tratta -spiega il Ministero in una nota -di atti predisposti negli anni passati e tuttora in fase di valutazione tecnica. Invece, il gruppo di lavoro per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento in Ps - che potrà rivedere e se ritiene integrare i citati documenti - si insedierà nelle prossime settimane».

Conferma Fabiola Fini, presidente della Federazione dei Medici di Emergenza Fimeuc, cui aderiscono le principali società scientifiche dell'emergenza urgenza e medicina delle catastrofi. «La revisione delle linee guida di triage ospedaliero risalenti al 2001 fu chiesta nel 2013: se ne occupò il Ministero che con la Dottoressa Panuccicoordinava un tavolo tecnico dove Fimeuc era rappresentata dal presidente emerito Cinzia Barletta e da Giovanna Esposito. Il tavolo, al quale erano presenti le regioni Lombardia e Sardegna con Agenas, si chiuse nel 2015 con un documento rimasto fermo in questi anni, ma adottato con delibera in Toscana». Il passaggio da un codice colore a un codice numerico, per Fini, non è la novità principale, «non in chiave anti-affollamento: per l'attesa dell'utenza non cambia nulla. Al tavolo si era stabilito che nel codice verde, che raggruppa la fenomenologia più varia dei pazienti, visto il continuo crescere delle poli-patologie da cronicità, si distinguessero i pazienti a più chiaro rischio di evolvere verso un'urgenza dai più stabili. Sono stati abbinati il codice 3 all'urgenza differibile, da evadere entro 60 minuti per i pazienti nei quali osserviamo segni di potenziale scompenso, e il 4 all'urgenza minore, da evadere entro le due ore.

«Il cambiamento - dice Fini- mira ad ottimizzare i tempi di intervento sulle gravi emergenze - infarti, ictus, politraumi- e a gestirne il post prevedendo di fare rete con altre strutture dove il paziente trattato verrà poi trasferito. E mira ad accrescere la sicurezza nella gestione dei pazienti attraverso una rivalutazione continua dei parametri nei codici fino al terzo, in particolare in pediatria». Ma c'è una seconda novità, questa sì in chiave anti-attese. «È stato fissato un tempo massimo di permanenza in pronto soccorso di 8 ore per "processare" il paziente e ricoverarlo in reparto, tenerlo in Osservazione breve o dimetterlo», spiega Fini. «Ed è stato fissato un tempo massimo di 32 ore per la permanenza in osservazione breve, dopo la quale il paziente è dimesso in sicurezza (o ricoverato)». Tra le novità, non c'è solo la stratificazione delle urgenze. «È stata prevista l'introduzione di percorsi che sono anche di pertinenza infermieristica come il fast track dove l'infermiere può inviare il paziente direttamente allo specialista per la visita ambulatoriale, ad esempio un bambino con un occhio arrossato all'oculista; e il see and treat dove l'infermiere può somministrare all'occorrenza paracetamolo, ad esempio prima della visita medica. Sono percorsi veloci ormai già in uso nei nostri pronti soccorso e da tempo previsti all'estero, e consentono di contenere i tempi di gestione in patologie ben delimitate e codificate». Fini si augura che «sia la volta buona per realizzare un nuovo modello di presa in carico nei Ps, posto che ci vogliono anche le risorse umane e toccherà alle regioni ottimizzare questo processo». 

Ha invece obiezioni sul documento, e in particolare sui percorsi infermieristici, definiti "task shifting per questioni di cassa", il presidente del sindacato medici ospedalieri Cimo Guido Quici, che ce l'ha anche con i tempi massimi di permanenza in Ps e Obi, staccati dalla realtà. Da una parte cita la sentenza 8855/16 di Cassazione Penale che, nell'accertare l'esercizio abusivo della professione medica, sancisce "non il metodo scientifico ma la natura dell'attività svolta"; dall'altra si chiede se chi ha steso il testo «sia davvero in grado di risolvere l'attesa delle 8 ore per un medico che, di solito, non trova mai un posto letto disponibile nella propria struttura ospedaliera magari con un Pronto Soccorso intasato di barelle».

 

FONTE: Doctor33

Condividi: